Il cammino di questa settimana sui passi di Gesù ci porta di nuovo, come la scorsa settimana, tra la gente del popolo d’Israele. Mentre Gesù insegna nel tempio, scribi e farisei gli conducono una donna “sorpresa in flagrante adulterio”, esponendola alla pubblica vergogna e alla condanna sociale. Leggiamo:
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11)
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Per metterlo alla prova
L’intento degli scribi e dei farisei non è quello di conoscere la verità o il bene, ma di mettere Gesù in difficoltà ed “avere motivo di accusarlo”. Quella stessa “giustizia omicida” con cui si rivolgono alla donna, appellandosi alla legge di Mosè, è in realtà rivolta prima di tutto a Gesù, verso il quale covavano nel loro cuore un proposito omicida. Gesù è scomodo: ci chiede di amare e di guardare la persona più che l’applicazione sterile di regole di comportamento. Gesù si mette tra gli accusatori e la donna, prendendo su di sé le conseguenze del suo peccato e attirandosi così l’odio dei farisei.
Nessuna condanna
“Nessuno ti ha condannata?”: in quel momento in cui tutte le accuse si fermano e c’è silenzio, quel silenzio è ricolmo della Misericordia di Dio, che con questa domanda siamo chiamati a riconoscere. “Nessuno, Signore”.
Gesù non è colui che accusa, ma colui che salva. Anche quando siamo indifendibili, lui ci protegge dalle accuse esterne ed interne che possiamo rivolgerci. Non nega il nostro peccato, chiama comunque le cose per nome: “va’ e d’ora in poi non peccare più”. Egli vede in me una persona bella, anche quando le circostanze dicono il contrario. Lui vede ciò che ha creato e il sogno che ha fatto sulla mia vita. E l’ha creata affinché sia libera dal male, libera di scegliere il bene. Libera di essere dono per me e per coloro che mi farà incontrare sul mio cammino.
L’amore di Gesù è libero e liberante. Come un grembo materno che dona una vita nuova, così nel suo amore siamo rigenerati affinché la nostra vita sia bella e piena di amore.
Buon cammino di Misericordia
Emanuela