Colei che custodiva tutte queste parole nel suo cuore

credits: Bixabay
Proteggere e nutrire la Parola ricevuta
Nel vangelo di Luca, Maria è descritta come colei che “συντηροῦσα πάντα τὰ ῥήματα ταῦτα ἐν τῇ καρδίᾳ αὐτῆς” (Lc 2,19) “custodiva tutte queste parole nel suo cuore”. Questo participio presente, συντηροῦσα, rivela una disposizione permanente dell’anima mariana: non semplicemente ricordare, ma custodire attivamente, proteggere e nutrire la Parola ricevuta nella profondità dell’essere. Nel Sabato Santo, questa vocazione di Maria compie un passaggio decisivo: dalla custodia delle parole e dei segni profetici, alla custodia del silenzio stesso di Dio. Non è più il verbum che viene custodito, ma la sua apparente assenza.
Fedeltà nel silenzio
Il pensiero patristico, particolarmente nella tradizione alessandrina, ci suggerisce che talvolta il Logos divino si comunica nel silenzio più che nella parola. Maria, che ha custodito nel cuore ogni parola del Figlio, ora custodisce con la stessa fedeltà il Suo silenzio, riconoscendolo non come negazione della Parola, ma come il suo momento più misterioso e fecondo. È qui che la sua fede raggiunge l’apice: continua a credere senza vedere, trasformando il silenzio del sepolcro in atto di fede pura, in adesione incondizionata alla promessa.
Maria vive il sabato
Tra il “τετέλεσται” (“tutto è compiuto”) del Venerdì e l'”οὐκ ἔστιν ὧδε” (“non è qui”) della Domenica, si apre il vasto silenzio del Sabato, non narrato esplicitamente dagli evangelisti ma profondamente presente nella tradizione liturgica e teologica della Chiesa. È lo spazio della ὑπομονή (hypomonē), la “perseveranza sotto il peso”, dove Maria mantiene intatta la sua postura di syntērousa anche quando il mistero raggiunge la sua densità più impenetrabile. A differenza della ἀκηδία (acedia) che affligge i discepoli dispersi, quella tristezza spirituale che paralizza e spegne la speranza, Maria vive il Sabato nella ἡσυχία (hēsychia). Come sviluppato dalla tradizione esicasta, questo non è un vuoto silenzio ma una pienezza, non un’assenza di parola ma un’intensificazione della presenza divina che supera ogni espressione verbale.
L’attesa con la testa protesa
La tradizione spirituale bizantina, in particolare nelle riflessioni di San Massimo sulla contemplazione, ci parla di questa dimensione come di un “riposo attivo dell’anima” che, lungi dall’essere passività, rappresenta la forma più intensa di comunione con Dio. La sua è un’ἀποκαραδοκία (apokaradokia), termine che Paolo utilizza in Romani 8,19 per indicare l’attesa ardente della creazione. Non è la semplice ἐλπίς (elpis, speranza) che può coesistere con la passività, ma letteralmente “l’attesa con la testa protesa”, l’atteggiamento di chi scruta l’orizzonte con ogni fibra del proprio essere, in una tensione vigile che già partecipa a ciò che attende. Nella Redemptoris Mater, San Giovanni Paolo II riflette sulla fede di Maria che, particolarmente nei momenti di prova come il Sabato Santo, vive la sua “peregrinazione della fede” (RM, 17) nell’oscurità ma senza mai perdere l’adesione alla promessa divina.
Maria diventa così l’archetipo della Chiesa
Nel suo silenzio adorante, Maria diventa così l’archetipo della Chiesa che veglia presso il sepolcro. Non è casuale che la grande Veglia Pasquale inizi con la Chiesa immersa nell’oscurità, in attesa che il cero pasquale, simbolo del Cristo risorto, illumini progressivamente l’assemblea. In questa liturgia, la Chiesa assume l’atteggiamento mariano del Sabato Santo: vigilante, perseverante, certa che le tenebre non avranno l’ultima parola. La syntērousa di Maria assume ora la forma della πίστις ἐν ὑπομονῇ (pistis en hypomonē), la “fede nella perseveranza” che Gesù loda nella parabola del seminatore (Lc 8,15). È questa fede perseverante che trasforma l’apparente assenza in presenza misteriosa, l’attesa in fecondità spirituale.
La luce nel tempo stabilito
Il Sabato Santo di Maria ci insegna che nei momenti in cui Dio sembra tacere, siamo chiamati non a riempire frettolosamente quel silenzio con parole nostre, ma a diventare custodi vigilanti del mistero, attendendo con paziente speranza il compimento della promessa divina. Come ella custodì nel grembo il Verbo non ancora visibile e lo diede alla luce nel tempo stabilito, così ora custodisce nel cuore la Risurrezione non ancora manifesta, certa che al terzo giorno la Vita vincerà la morte.
@Paracleto4