Una recensione al libro:
C’è del buono in questi mondi. Pellegrini di speranza nelle terre di mezzo
a cura di Inkiostri, Marcovalerio Ed., 2025.

Questo libro non è un semplice insieme di saggi fantasy e neppure solo un libro sul Giubileo della speranza. Non è rivolto solo agli esperti del settore e non costringe nessuno a leggere seguendo esattamente l’ordine proposto dei contributi.

Certamente, la sublimità della materia fa sì che ci si possa approcciare alla lettura o come un pesce fuor d’acqua o come un mago dalla millenaria esperienza. E per scansare qualsiasi possibile dubbio, vi confesso sin d’ora che appartengo a occhi chiusi alla prima categoria. Ma ci tengo a dire che, anche foste digiuni di terre di mezzo, incantesimi, draghi e compagnia bella, l’inadeguatezza non impedirebbe affatto la ricezione del messaggio, anzi.
Forse è proprio questo l’atteggiamento da assumere: intraprendere la lettura come fossimo apprendisti di speranza.
Allora, attraverso questo scritto, che non è una semplice recensione, ma piuttosto una mappa del tesoro, mi auguro di orientarvi, sostenervi, incuriosirvi e incoraggiarvi come fa una guida verso i pellegrini.

Pian dell’Azaria (TO)
Foto di Benedetta Dui

La compagnia di Inkiostri1 ci fa dono di un viaggio attraverso cui si schiude a poco a poco il profilo della Speranza, quasi fosse quello di una bellissima eroina, semi-fatata, protagonista di ogni storia, reale o immaginaria che sia. Ciascuno nel suo stile e con il proprio bagaglio di sogni narra al lettore e ai compagni la sua storia del cuore, riattraversando quelle terre della sacra immaginazione umana che, per quanto varcate mille volte, conservano il loro mistero e appaiono sempre nuove, come organismi in perpetua evoluzione.
L’apprendista è quindi trasportato e trasformato dentro ai mondi fantastici del Signore degli Anelli, di Narnia, di Harry Potter, della Storia infinita. E in ognuno di essi la Speranza fa capolino per correggere, confermare, smentire, compiere ciò che si dice di lei.

Addentrandosi sempre di più nella lettura-cammino si intuisce in primo luogo che la speranza è essa stessa imparentata con il procedere, con l’andare avanti. Che siano hobbit, maghi, elfi, o esseri umani ordinari come noi, ciascuno, solo in virtù della speranza, avanza.

In effetti chi si blocca nella vita, chi resta impantanato, talvolta – e non è un caso – si dispera. Perde la speranza e brancola nel buio senza più cercare nemmeno punti fermi. E viene da chiedersi se la sua speranza non era forse troppo debole. Forse non era riuscito a coltivarla ed essa piano piano era sfiorita, dimenticata o soffocata da zizzanie. O forse il motivo è altro ancora… Quella speranza era forte, coerente, razionale, davvero invidiabile. Tuttavia, a guardarla con la lente, aveva tinte terrene, macchinose, frutto di umani calcoli matematici, che nella vita vera non tornano sempre. I pellegrini devono sapere che la speranza umana tradisce e fallisce suo malgrado, ma anche questo fa parte del gioco, o del cammino.

Pian dell’Azaria (TO)
Foto di Benedetta Dui

Nascosta nel nero dolore del lutto e persino nell’ombra grigia del male, risorge come una stella, proveniente dal cuore di Dio. È sempre Speranza, ma divina, e non crolla mai proprio perché si cala nelle contraddizioni della storia per guidare e indirizzare dal basso verso la luce.
San Paolo la chiamava spes contra spem, in quanto è la regina madre di tutte le speranze, la più forte e salda che ci sia. Ed è questa santa coprotagonista di tutti i mondi letterari, coltivata dagli animi più folli e poetici, a sussurrare ai nostri passi pellegrini che in ogni vita, in ogni situazione, in ogni tempo storico c’è del buono.

Paradossalmente non esiste in assoluto al mondo – reale o fantastico – il buio totale senza via d’uscita. Finché si è vivi e disposti a guardare la notte in faccia, si può scoprire che il nero perpetuo non ha l’ultima parola di condanna. Il nero, che pure talvolta si incontra e può scoraggiare, è in realtà il confine che fortifica la Speranza divina.

Foto di Marco Raponi

Allora, guardare ai classici fantasy è come guardare i cieli. Entrambi continuano a narrarsi e rinarrarsi senza fine, svelandosi a poco a poco, rincuorandoci forse che è buona, giusta, benedetta questa sete continua di mancanze, questa comune nostalgia celeste che trabocca l’anima di inquietudine, perché è così che dev’essere. E il senso, il significato di tutto, li si troveranno sulle cime della speranza portatrice di una luce incapace di spegnersi, di una città santa, dorata di luce, oltre le rovine del mondo.

La speranza infatti, così come il viaggio, ci accomuna e ci riguarda tutti. Non è solo una questione personale ma ha una ricaduta sul destino di tutta l’umanità. Ciò ben appare nelle imprese fantasy, dove si impara che da soli non si giunge alla meta e si prosegue non tanto per se stessi ma per un amore responsabile verso gli altri.

Ed è al termine del cammino che anche noi, cresciuti, maturati, cambiati, magari anche nell’aspetto fisico, riceviamo uno sguardo sereno e fiducioso sul futuro e sul presente. Finalmente illuminati dalla speranza, saremo pronti per una nuova avventura. Scorgeremo all’orizzonte una Stella, che ci viene incontro camminando. E scopriremo, così, che per tutto il tempo della nostra vita, il vero Pellegrino è sempre stato Dio.

Buona lettura, buon cammino e buon Giubileo!

Benedetta

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